Non solo il governo, ecco cosa frena la ripresa italiana secondo l'Ue

Processi per legiferare lunghi e onerosi, sovrapposizione e mancanza di coordinamento tra le amministrazioni centrali e locali, burocrazia e inefficienza del sistema giudiziario italiano. Qui deve agire Renzi.
13 AGO 20
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Nonostante il governo italiano abbia avviato "diverse misure ambiziose che potrebbero rappresentare un cambio di passo", utili a riformare il mercato del lavoro, a limitare gli sprechi e a rilanciare la domanda interna, "queste attendono ancora la piena adozione o un ulteriore decreto attuativo e, dunque, i loro risultati rimangono ancora incerti". Dall'Unione europea, all'interno del
rapporto della Commissione sugli squilibri macroeconomici in Italia, arriva il monito a far presto nella conversione in legge delle riforme annunciate, poiché se è vero che "lo slancio è aumentato, i progressi sono ancora disomogenei" e permane un clima di "incertezza significativa che pesa anche sulla spending review".
La Commissione indica tre ostacoli istituzionali che frenano il programma di riforme. "In primo luogo i processi per legiferare sono spesso lunghi e onerosi" e "la sovrapposizione delle competenze tra Stato e Regioni, la mancanza di coordinamento nella ripartizione delle competenze tra le amministrazioni centrali e locali e le regole e procedure burocratiche locali impediscono alle riforme di raggiungere il loro pieno potenziale". In terzo luogo, si sottolinea dalla Commissione, "l'effettiva applicazione delle nuove misure è ostacolata e scoraggiata dall'inefficiente sistema giudiziario italiano, caratterizzato da un grande numero di casi arretrati e dalla lunghissima durata dei processi".
[**Video_box_2**]Bruxells punta il dito soprattutto sul programma italiano di privatizzazioni che "sta subendo dei ritardi nell’attuazione" e che quindi "deve subire un'accelerazione" in quanto "l'Italia si trova ancora distante dal rispettare le raccomandazioni date dalla Commissione per correggere gli squilibri macro-economici".
I dubbi della Commissione si concentrano inoltre sulla tempestività del governo. Da Bruxelles infatti sottolineano che "gli sforzi di riforma vanno avanti e diverse scadenze delle raccomandazioni specifiche per paese sono programmate per la fine del 2014 e l’inizio del 2015, i progressi dei prossimi mesi saranno cruciali per valutare il successo dell’Italia nell’attuare misure per affrontare i suoi squilibri" macroeconomici, e in particolare l’elevato debito pubblico.